giovedì 22 febbraio 2018

Crybaby

La guerra è stata dannosa per tutti.

Questo è ciò che continua a ripetersi William da diversi giorni. Da quando la guerra contro Magnus ha gettato nel caos anche la sua vita.
Non riesce ad accettare di stare così male per quel che gli è successo, cerca di mantenere vivido il razionale pensiero secondo cui c'è sempre chi sta peggio.
Non credere di avere il diritto di soffrire e questo, paradossalmente, lo fa sentire ancora di più una  merda.
Ipocrita, codardo, debole e inutile. Qualcuno di cui il mondo potrebbe fare a meno.
Sensi di colpa di origine diversa gli si mischiano alla bocca dello stomaco, gettandolo in uno stato di costante disagio.
Non dorme bene, si sveglia in continuazione. Mangia a malapena, sta diventando sempre più magro e sciupato.
Sta rinchiuso nella sua camera al buio, all'interno della casa semi-distrutta nella Old City, nella quale prima della guerra viveva con i suoi genitori. Ora loro se ne sono andati insieme agli altri sfollati, ma dopo quella follia notturna a cui si è ritrovato ad assistere ogni sua volontà di ricongiungersi a loro è sfumata.
Passa la maggior parte del tempo seduto a ridosso del letto, sporco di calcinacci. Le gambe richiamate al petto e le braccia strette intorno ad esse. La testa è affondata tra le ginocchia, gli occhi che li abbia chiusi o aperti non fa grande differenza nel buio totale in cui versa la sua camera dal soffitto mezzo sfondato ma allo stesso tempo tappato da una maceria di grandi dimensioni.

Ma nonostante non ci sia nessuno lì con lui, Will non è solo. Da quando la sua mente si è fatta più debole, ogni tanto gli capita di sentire una voce che gli parla. Profonda, calma, ma della stessa calma che può avere un vulcano prima dell'eruzione. Una voce venata di scherno, rancore e di un malsano divertimento.

Questa voce gli parla, qualche volta.

"I giorni passano ma ti trovo ancora qua. Sempre più debole, sempre più vicino alla morte. Eppure non muori. Lo sento quello che provi, sento quello che pensi quelle volte in cui le nostre menti entrano in contatto. Perché non ti uccidi? Ogni volta che sei lì, lì per farlo ti blocchi. Ogni volta che senti che la fame diventa insopportabile, alzi il culo per cercarti da mangiare."

"Ti sta tormentando quello che è accaduto quella notte eh? Non riesci a toglierti quelle immagini dalla testa, quella estrema violenza a cui hai dovuto assistere. Non hai avuto la forza per impedirlo e questo è comprensibile visto che sei un umano. Ma quello che ti ha reso davvero debole e codardo è stato il fatto che non hai nemmeno reagito. Guardati, invece che cercare una giusta vendetta te ne stai qua a piangerti addosso, criticandoti per ogni ipocrisia di questo mondo ma senza di fatto fare nulla per cambiare la situazione."

"Questo è perché sei debole, William. Sei debole e lo sei sempre stato. Hai lasciato che la paura e la tristezza spegnessero la tua rabbia, il tuo rancore."
"Ma ora guardati, sei solo. Ciò che non hai saputo proteggere ti è scivolato via dalle mani, mentre agli altri rapporti ti sei chiuso totalmente."
"Se non hai niente da perdere, allora che ci fai ancora qua? Che ci fai qua fermo a piangerti addosso e a biasimarti?"

"C'è ancora qualcosa a cui tieni? Allora strappalo, fallo a pezzi, divoralo. Tu devi perdere tutto. Ogni cosa deve essere cibo per il tuo odio."

"Vuoi diventare forte, ragazzino? Vuoi esserlo abbastanza da vendicarti? Da sfogare verso chiunque tu voglia il tuo rancore?"

"Io ti posso offrire la mia forza, prendine un po', falla tua. Così potrai usarla per toglierti quelle catene che ti impediscono di muoverti liberamente. Calpesta le tue emozioni, calpesta i tuoi legami. Non ne hai bisogno."

"Allora.. ti sei finalmente deciso? Accetti la mia offerta? Bravo. Non te ne pentirai."

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