giovedì 8 marzo 2018

Unconditional pleasure


"Non dovresti farlo" è la voce di William che parla. Rivolto ad una ragazza bionda, seduta a poca distanza da lui.
Il Will di allora è diverso da quello attuale. I capelli sono più lunghi, il viso è più pieno, sbarbato. Le occhiaie sono appena accennate.

Lei alza gli occhi verso di lui. Verdi, penetranti. Quel tipo di sguardo a cui non si può nascondere nulla. Tant'è che riesce a sostenerlo solo per qualche secondo, prima di dover forzatamente spostare il proprio verso un'altra direzione. Gli sorride, un sorriso dolce.

"Ne parli come se potessi scegliere." anche il tono che gli rivolge è gentile, confortevole. Ha una bella voce, almeno a giudizio di William
"Quante volte ne abbiamo discusso, Will?" gli chiede.

"Diverse." risponde il ragazzetto, guardandole per qualche secondo l'avambraccio prima di azzardarsi nuovamente ad alzare gli occhi sul suo viso.
"Ma come puoi pensare che io possa lasciartelo fare? Non vedi che ti stai distruggendo?"

"Mettiamola così: anche se potessi scegliere, sicuramente non smetterei" parole che colpiscono il ragazzo più duramente di un pugno alla bocca dello stomaco. "Se provassi capiresti, non c'è davvero niente di meglio. Niente. Nemmeno scopare è altrettanto soddisfacente."
una schiettezza che provoca uno strano effetto se  comparata al tono gentile che continua a mantenere, alla naturale delicatezza con cui gli parla. Come se fosse un adulto alle prese con un bambino tardo, a cui deve gentilmente spiegare un concetto elementare.

Se prima era già in difficoltà, ora il disagio del giovane cresce a dismisura insieme al suo nervosismo. "Perché non capisci che non ne vale la pena? Non puoi vivere solo per quello."

"E per cosa dovrei vivere? Per mio fratello? Per i miei genitori? Per te?" l'ultima domanda destabilizza ancora di più l'allora ragazzetto, ancora lontano dal patto che attualmente lo lega al Lupo.

Deglutisce.

Di fronte a quegli occhi, quei bellissimi occhi, di nuovo torna ad abbassare lo sguardo.

"Potrebbe essere un inizio." replica, anche se sembra che gli stia costato una fatica immensa formulare quella frase.
"Che c'è di meglio che vivere per le persone a cui tieni?"

"E' un discorso che mi stai facendo troppo tardi. Ora come ora non c'è niente di meglio. Mio fratello, i miei genitori, anche te. Siete tutti un gradino al di sotto." gli ripete per l'ennesima volta, ma senza palese crudeltà. Quella è solo implicita.
"Ma non perché vi odi, ma perché non ci può essere davvero paragone. Prima te lo metti in testa, meglio è Will."
"Passare il tempo con te è piacevole e sai quanto ti apprezzo. Ma non abbastanza."
"Non fare quella faccia, non rimanerci male. Lo sai che non dipende da te, dovresti semplicemente smetterla di pensarci e lasciare che le cose vadano come devono andare. Io sono felice così."

"Ma io no! Come cazzo puoi pensare che io sia felice nel vederti in quello stato?"

"Dovresti, visto che sto da Dio. Così come sto da Dio quando sono in quello stato e scopiamo."
gli sorride.

Lui non ricambia, nel suo viso si può leggere un misto di rabbia e tristezza.

"Non puoi andare avanti così."

"Vuoi vedere? Smettila di farti troppe seghe mentali Will. Davvero. Vivresti molto meglio pensando di meno."

"Non voglio e non posso smettere di preoccuparmi per te."

"Sono stanca di parlare, ora ho solo voglia. Mettiti da parte come fai sempre e lasciami fare, non voglio andare a rota." 

Non è la prima volta che discutono e non sarà l'ultima, ma alla lunga è sempre William quello a cui tocca cedere. E' sempre lui quello che deve mettersi da parte e assistere in prima fila a quello spettacolo decadente.

Nessun discorso è mai abbastanza convincente. Lei di motivi per vivere non ne aveva. Lei aveva deciso di non vivere e Will non riusciva a farle cambiare idea. Non riusciva a fare niente di davvero utile, forse anche a fronte dei sentimenti che nutriva e tutt'ora nutre per lei.

martedì 6 marzo 2018

Unbreakable


Sul ciglio a strapiombo della scogliera c'è lei che guarda la superficie increspata dell'enorme distesa d'acqua. 

Si alza e tende un braccio in sua direzione, preoccupato. Prova a chiamarla ma dalla sua bocca non esce voce.
Silenzio.
Il fruscio della vento che smuove l'erba, il fragore distante delle onde. La natura non gli dà il permesso di inquinarla con il suo rumore.

Eppure lei si gira, come se lo avesse sentito ugualmente. Una mezza giravolta dall'equilibrio precario. 
Il cuore ha un singulto.

Subito dopo si ritrova i suoi occhi verdi puntati addosso, sulle labbra morbide un sorriso dolce.
Si sente improvvisamente soffocare, messo a nudo davanti a quegli occhi.
Pronuncia delle parole e anche senza suono, vengono comunque comprese.

Scatta verso di lei, corre calpestando l'erba incrostata di sale e i soffioni. Più si avvicina, più la cima di quel promontorio sembra farsi distante.
1,2,3,4 e lei non c'è più. Caduta al di là della scogliera, scompare tra i flutti.

Il sole viene oscurato da un'eclissi. Il cielo si tinge di rosso e di nero, così anche l'oceano.

Persa la sua iniziale dolcezza, il vento si scaglia in raffiche verso Ovest, scontrandosi con violenza contro di lui. Come a volerlo allontanare. 

Come i frame di un video, lo scenario marittimo viene sostituito da quello urbano di Philadelphia.
Macerie, polvere, sangue, disperazione.

Non si può più muovere, spinto verso il terreno con forza e obbligato a guardare davanti a sé.

"Sogni?" gli chiede Lui
"Cosa sogni?"
"Sogni quella notte?" "Perché sei ancora qui? Perché ti ostini a reprimere i tuoi desideri?" "Lo fai per loro? Abbandonali. Liberatene, non ne hai bisogno."

"Uccidili, che ci vuole? Uccidili tutti."

Si sveglia di soprassalto sulla poltrona dove si era sdraiato chissà quanto tempo fa. Si guarda intorno ma non vede nulla e solo in quel momento si rende conto di avere la mascherina da notte sul viso.

Se la alza, scoprendosi gli occhi come al solito cerchiati da ombre scure. Sudato, ansimante, lo sguardo si posa su una figura seduta davanti ad un pc presente nella stanza.



domenica 25 febbraio 2018

Desperado

"So I hit my head up against the wall. 
Over and over and over again.
 'Cause I don't wanna be like them. 
'Cause I really need that feeling back."


Non è un mistero che a Will piaccia guardare il cielo. Lo fa spesso e volentieri anche quando parla con altre persone, perdendo il proprio sguardo tra le nuvole. 

Alle volte, quando è solo, si arrampica più in alto possibile, a volte sui tetti degli edifici abbandonati della Desert City, a volte sulla ruota panoramica del Freaks' Kingdom. 

Questa sera è una di quelle in cui ha optato per la cima di una vecchia ciminiera in mattoni della zona industriale, parte di una fabbrica in disuso da anni. Le gambe penzolano nel vuoto mentre gli avambracci sono poggiati sul bordo di una ringhiera che circonda la sommità della ciminiera. 

Lo sguardo è rivolto verso l'orizzonte, illuminato dalle luci della città.

Vagando con la mente, l'attenzione viene spostata dal panorama alla cicatrice che gli attraversa il palmo della mano destra. 
Sollevata la mano, se la guarda per qualche istante, prima di chiuderla a pugno.

*Senza saperlo sono diventato più debole. Cercando la forza, mi sono fatto sovrastare da te, permettendoti di decidere per mio conto*

Un pensiero che non riceve riscontro all'interno della sua testa. Del resto Lui non è sempre con lui. Non è un Simbionte con cui deve dividere il corpo e la mente.
Attraverso le dita serrate del pugno inizia a fuoriuscire della materia nerastra e fumosa, dai riflessi rossastri e pulsanti, come quelli di una brace ardente.
Si contorcono con avidità intorno alla sua mano, cercando di ricoprirla.
E finalmente la risposta arriva.

"Sei tu che hai sbagliato fin dall'inizio. Non è di certo colpa mia se sei un debole. Se non sai controllarmi è per il semplice fatto che sono più forte di te. O meglio, quel poco di potere che ti ho prestato si è rivelato troppo da gestire."

*Ormai non più.*

Un brivido gli corre lungo la spina dorsale quando la risata ferale di quella creatura gli rimbomba nella testa.

"Cos'è questa presa di posizione, ragazzino? Credi che di punto in bianco tu possa controllarmi? Credi che basti la buona volontà a creare delle catene abbastanza pesanti da imbrigliare il mio potere? Nessuna catena, per quanto pesante e robusta, è mai riuscita a tenermi a bada perché niente può fermarmi. Niente."

*Lo vedremo.*

Di nuovo la bestia ride.

"Chissà, forse per ora ci riuscirai. Forse ora che ti sei ricordato di avere una spina dorsale riuscirai a gestire quel frammento di me che ti ho dato. Forse quegli amici che ti sei fatto, quella ragazza, ti hanno spinto a prendere l'iniziativa su di me."

...

"E sia, mi degnerò di obbedirti. Ti lascerò prendere l'iniziativa. Del resto anche quei legami che ti stai creando non sono necessariamente un male, per me. Più ti affezionerai a loro, a lei, più sarà doloroso per te quando li perderai."

"E quando questo accadrà allora prenderò di nuovo il controllo, annichilirò la tua volontà così da poterci finalmente scatenare in una corsa di estasi e violenza."

"Con le mie fauci arriverò a raggiungere la luce che mi brucia."

"Ma per ora... per ora me ne starò qua, a conservare il mio potere finché, un giorno.."

La voce si fa sempre più bassa sino a estinguersi, lasciando la frase a metà. Will rimane in silenzio per un po', spostando gli occhi scuri e assonnati verso la città illuminata.

Poi, dopo quella pausa, in cui si perde nel guardare il panorama che si staglia dinanzi ai suoi occhi, l'attenzione ricade sulla mano destra.

Sulla cicatrice.

Fumose spirali nere e rossastre strisciano fuori da essa.
La mente rimane limpida.



giovedì 22 febbraio 2018

Crybaby

La guerra è stata dannosa per tutti.

Questo è ciò che continua a ripetersi William da diversi giorni. Da quando la guerra contro Magnus ha gettato nel caos anche la sua vita.
Non riesce ad accettare di stare così male per quel che gli è successo, cerca di mantenere vivido il razionale pensiero secondo cui c'è sempre chi sta peggio.
Non credere di avere il diritto di soffrire e questo, paradossalmente, lo fa sentire ancora di più una  merda.
Ipocrita, codardo, debole e inutile. Qualcuno di cui il mondo potrebbe fare a meno.
Sensi di colpa di origine diversa gli si mischiano alla bocca dello stomaco, gettandolo in uno stato di costante disagio.
Non dorme bene, si sveglia in continuazione. Mangia a malapena, sta diventando sempre più magro e sciupato.
Sta rinchiuso nella sua camera al buio, all'interno della casa semi-distrutta nella Old City, nella quale prima della guerra viveva con i suoi genitori. Ora loro se ne sono andati insieme agli altri sfollati, ma dopo quella follia notturna a cui si è ritrovato ad assistere ogni sua volontà di ricongiungersi a loro è sfumata.
Passa la maggior parte del tempo seduto a ridosso del letto, sporco di calcinacci. Le gambe richiamate al petto e le braccia strette intorno ad esse. La testa è affondata tra le ginocchia, gli occhi che li abbia chiusi o aperti non fa grande differenza nel buio totale in cui versa la sua camera dal soffitto mezzo sfondato ma allo stesso tempo tappato da una maceria di grandi dimensioni.

Ma nonostante non ci sia nessuno lì con lui, Will non è solo. Da quando la sua mente si è fatta più debole, ogni tanto gli capita di sentire una voce che gli parla. Profonda, calma, ma della stessa calma che può avere un vulcano prima dell'eruzione. Una voce venata di scherno, rancore e di un malsano divertimento.

Questa voce gli parla, qualche volta.

"I giorni passano ma ti trovo ancora qua. Sempre più debole, sempre più vicino alla morte. Eppure non muori. Lo sento quello che provi, sento quello che pensi quelle volte in cui le nostre menti entrano in contatto. Perché non ti uccidi? Ogni volta che sei lì, lì per farlo ti blocchi. Ogni volta che senti che la fame diventa insopportabile, alzi il culo per cercarti da mangiare."

"Ti sta tormentando quello che è accaduto quella notte eh? Non riesci a toglierti quelle immagini dalla testa, quella estrema violenza a cui hai dovuto assistere. Non hai avuto la forza per impedirlo e questo è comprensibile visto che sei un umano. Ma quello che ti ha reso davvero debole e codardo è stato il fatto che non hai nemmeno reagito. Guardati, invece che cercare una giusta vendetta te ne stai qua a piangerti addosso, criticandoti per ogni ipocrisia di questo mondo ma senza di fatto fare nulla per cambiare la situazione."

"Questo è perché sei debole, William. Sei debole e lo sei sempre stato. Hai lasciato che la paura e la tristezza spegnessero la tua rabbia, il tuo rancore."
"Ma ora guardati, sei solo. Ciò che non hai saputo proteggere ti è scivolato via dalle mani, mentre agli altri rapporti ti sei chiuso totalmente."
"Se non hai niente da perdere, allora che ci fai ancora qua? Che ci fai qua fermo a piangerti addosso e a biasimarti?"

"C'è ancora qualcosa a cui tieni? Allora strappalo, fallo a pezzi, divoralo. Tu devi perdere tutto. Ogni cosa deve essere cibo per il tuo odio."

"Vuoi diventare forte, ragazzino? Vuoi esserlo abbastanza da vendicarti? Da sfogare verso chiunque tu voglia il tuo rancore?"

"Io ti posso offrire la mia forza, prendine un po', falla tua. Così potrai usarla per toglierti quelle catene che ti impediscono di muoverti liberamente. Calpesta le tue emozioni, calpesta i tuoi legami. Non ne hai bisogno."

"Allora.. ti sei finalmente deciso? Accetti la mia offerta? Bravo. Non te ne pentirai."